La metropolitana sublagunare

 

Sono ormai anni che il progetto per la metropolitana sublagunare compare periodicamente in tutti i documenti ufficiali dell’amministrazione comunale e il sindaco Costa e l’assessore D’Agostino non mancano occasione per ribadire la fattibilità di tale opera. Ma forse non tutti ricordano che il 5 agosto 1999 una Giunta Comunale “dimezzata” (6 presenti, 5 assenti) aveva approvato il P.R.U.S.S.T., ovvero il “programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio”, per il “sistema urbano” Tessera-Murano-Arsenale. Elemento più rilevante di questo programma era la realizzazione di una metropolitana subacquea, costo previsto all’epoca 220 miliardi di vecchie lire, per collegare l’aeroporto di Tessera, Murano (con interscambio merci), Venezia (fermate individuate per la città: Fondamente Nuove, Ospedale e Arsenale). Dunque del PRUSST, per fortuna, si è persa traccia, o forse siamo male informati, ma della metropolitana, per i presunti benefici effetti che avrà sulla compagine urbana, a quanto pare non si può fare a meno. Allora vale la pena soffermare la nostra attenzione sulla reale utilità di tale opera.

Per quanto riguarda il gravissimo fenomeno del moto ondoso, provocato delle imbarcazioni che trasportano merci o passeggeri, appare assolutamente pretestuoso indicare la metropolitana sublagunare quale soluzione ideale per attenuare gli effetti distruttivi di tale fenomeno sulla struttura fisica della città.

Infatti nel caso del trasporto merci si avrebbe una rottura di carico doppia (gomma-ferro a Tessera e ferro-acqua a Murano), abbassamento e innalzamento delle stesse con conseguente incremento di tempi e costi e aumento, rispetto ad oggi, del tratto di percorso in laguna (dalla Sacca San Mattio di Murano a Venezia) con vettori acquei che avrebbero le stesse caratteristiche degli attuali (grandi mototopi e simili) con produzione del relativo moto ondoso.

In merito al trasporto passeggeri giova altresì ricordare che l’impatto di flussi consistenti (seppur stimati per difetto) – 200-300 persone ogni 7-8 minuti, 1.600-2.000 ogni ora – alle Fondamente Nuove dove una struttura viaria con calli molto strette, assolutamente inadatta allo smistamento di un numero così consistente di passeggeri, renderebbe necessaria la formazione di un terminal che avrebbe conseguenze negative sul tessuto urbano e sociale esistente. Peraltro non è chiaro quanti, dei 65.000 residenti in Venezia, si spostano ogni giorno verso la terraferma, mentre è chiaro che le fermate Fondamente Nuove e Arsenale sarebbero utilizzate da una porzione di utenti limitata, non certo da chi abita nei sestieri di Dorsoduro, Santa Croce e San Polo e in quella parte del Sestiere di Cannaregio più prossima alla stazione ferroviaria. Relativamente poi ai flussi di studenti e lavoratori che entrano ogni giorno in città non è dato sapere il numero di quelli che preferirebbero utilizzare il nuovo mezzo, in luogo del treno o del sistema di trasporto ferroviario regionale che si va realizzando, senza contare che, per esempio, le sedi universitarie (che attirano flussi consistenti) sono localizzate in prossimità della ferrovia e di Piazzale Roma, quindi lontano dalle fermate della progettata metropolitana.

E’ certo invece che la metropolitana rappresenta un ulteriore incentivo al turismo “mordi e fuggi” che, per la rapidità del mezzo, porterebbe migliaia e migliaia di persone al giorno in una città il cui problema principale è il contenimento e la diversificazione dei flussi (Pink Floid e Capodanno 2000 e 2001 in Piazza San Marco sono già un lontano ricordo). Inoltre, per quanto riguarda i residenti in Venezia – con le permanenti difficoltà a trovar casa, la scarsità di servizi e d’opportunità lavorative in loco – la sublagunare potrebbe divenire un ulteriore incentivo al trasferimento in terraferma. In ultimo, pare non vi sia nessun dubbio sulla fattibilità fisica dell’opera, in relazione alla complessità della Laguna, dei suoi strati profondi che si attestano sul caranto sommerso, vera base d’appoggio in argilla compatta della città. In alternativa a quest’opera inutile e dannosa si dovrebbe, con minor spesa, modernizzare e razionalizzare la rete di trasporto acqueo esistente, sostituendo progressivamente i mezzi in circolazione, (gli attuali sono, vecchi, rumorosi e inquinanti), diversificando i flussi e garantendo collegamenti diretti anche con la terraferma. Appare quindi sconcertante che l’ACTV, invece di investire risorse in tale direzione, preferisca impegnarsi finanziariamente in un’infrastruttura che avrà costi elevati, tempi di realizzazione prolungati, rientro economico incerto e un impatto dannoso sulla città intera. Ma questa nostra straordinaria e delicatissima città sa bene cosa significhi metropolitana sublagunare (sono almeno cinquant’anni che se ne parla), e ricorda anche molto bene di aver respinto, nel 1990, con le sue forze migliori e con il sostegno delle intelligenze più sensibili d’ Europa, il devastante progetto “EXPO 2000”, all’interno del quale era inserita la previsione di una metropolitana sublagunare. Italia Nostra adesso come allora è fermamente convinta che tale opera non serva a mantenere l’integrità culturale né a “salvare-modernizzare” Venezia, bensì rappresenti l’ultimo tentativo di omologare la nostra città alle altre realtà urbane, cancellando definitivamente l’idea stessa di Venezia quale città d’acqua, la sua specifica misura dello spazio e del tempo.

ITALIA NOSTRA
Il presidente

Alvise Benedetti