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version ITALIA NOSTRA SEZIONE DI VENEZIA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO E NATURALE DELLA NAZIONE

LE "PROPOSTE PROGETTUALI ALTERNATIVE" PER LA REGOLAZIONE DEI FLUSSI DI MAREA MEDIANTE CHIUSURA DELLE BOCCHE DI PORTO
L'amministrazione comunale veneziana nel giugno del 2005 ha emesso un avviso pubblico relativo alla presentazione di progetti alternativi al Mo.S.E., unico progetto esaminato in sede statale.
I progetti pervenuti, Mo.S.E. compreso, sono stati esaminati da un gruppo di esperti che ha presentato i propri elaborati nel novembre dello stesso anno.
Si sono riconosciute 5 linee progettuali, sottoposte al vaglio di 44 indicatori (compresi entro 5 scenari: economico-sociali, di flessibilità, ingegneristici, di sostenibilità ambientale, di costi/benefici). A parte riportiamo una tabella riassuntiva dei progetti esaminati, con i soggetti proponenti, le linee progettuali, il costo e i tempi stimati e la valutazione totale in percentuale, da parte della commissione scientifica, degli scenari identificati
Le migliori "Proposte progettuali alternative" per la regolazione dei flussi di marea
Il gruppo di esperti ha ritenuto migliore la IV linea progettuale, che prevede la chiusura parziale
delle bocche mediante elementi fissi e la possibilità di chiusura parziale o totale con strutture
stagionalmente rimovibili. Prevista è la possibilità di spostare il terminal croceristico nella bocca
del Lido (consentendo di ripristinarne il fondale da una profondità di -12 metri e mezzo attuali a -7
metri).
A tali indirizzi progettuali pertengono i progetti VE.P.E.R.LA. e ARCA. Interessante è stata giudicata
anche la II linea, rappresentata dal progetto PARATOIA A GRAVITA’.
VENEZIA PORTUALITA’ E RIEQUILIBRIO LAGUNARE (VE.P.E.R.LA.)
I punti nodali del progetto, che mira al recupero morfologico della Laguna, prevedono la realizzazione di una nuova stazione marittima in prossimità della bocca del Lido, al fine di estromettere le grandi navi dal Bacino di S. Marco (per motivi di sicurezza, erosione dei fondali e delle rive con conseguente dispersione dei sedimenti), e il contenimento dell'erosione prodotta dai grandi canali di navigazione, quali il canale dei Petroli e il Canale Vittorio Emanuele, di cui è prevista la dismissione.
Contempla interventi diversificati alle tre bocche.
Bocca di Lido. Si prevede il prolungamento delle dighe foranee, l'innalzamento del fondale a -7, l'articolazione della bocca in tre sezioni. Sezione lato Cavallino: accoglie la stazione marittima. Sezione centrale: accoglie uno sbarramento rimovibile formato da tre navi-porta, in acciaio, lunghe 130 m, larghe 8, alte 11 m. Sezione lato Lido: in un primo momento lasciata aperta con riduzione di profondità; completati gli interventi e valutati gli effetti, si istalla uno sbarramento mobile.
Bocca di Malamocco. Sono previsti interventi per aumentare le capacità dissipative delle maree, cioè per attenuare i livelli di marea, il prolungamento della diga foranea sud, la realizzazione di un pennello trasversale fisso, l'innalzamento del fondale a -12 m; completati gli interventi, si valuta di chiudere completamente la bocca con sbarramenti mobili.
Bocca di Chioggia. È contemplata la realizazione di opere per aumentare le capacità dissipative, il prolungamento delle dighe foranee nord e sud, la costruzione di un pennello trasversale fisso; completati gli interventi si valuta di chiudere completamente la bocca con sbarramenti mobili e di realizzare un porto rifugio.
Il sistema VE.P.E.R.LA., contrariamente al Mo.S.E., ubbidisce ai dettati della Legge Speciale, in quanto è sperimentale, graduale, reversibile, e costa 1/3 del Mo.S.E. (1200 milioni di euro contro 3440,74 milioni).
APPARECCHIATURE RIMOVIBILI CONTRO L’ACQUA ALTA (ARCA)
Si tratta di navi-porta auto-affondanti in acciaio al carbonio, lunghe 120 metri, alte dai 6 ai 15
metri.
Il sistema non richiede strutture fisse ma solo spalle di ancoraggio costituite da altri scafi auto-affondanti rimovibili più piccoli, in calcestruzzo (contrariamente al Mo.S.E. che per l'ancoraggio e le fondazioni necessita di milioni di metri cubi di cemento, di 12 mila pali infissi nel fondale e di un'isola artificiale).
Alle bocche di porto non sono necessari gli sbancamenti previsti per il Mo.S.E. (che si teme aumenteranno i picchi di marea) ma solo della posa di un materasso antierosione di geo-rete, spesso 30 cm ca., collocabile a una profondità compatibile con le esigenze portuali.
Il sistema ARCA può fronteggiare un innalzamento livello medio del mare compatibile con la tenuta dei lidi semplicemente aumentando lo spessore del materasso antierosione. D'estate le navi sono rimosse e collocate alla fonda, consentendo, diversamente dal Mo.S.E., una facile manutenzione; d'inverno vengono trainate nelle bocche di porto e incernierate sulle spalle o piloni. In ogni bocca di porto è prevista una conca di navigazione, realizzata sempre con scafi auto-affondanti. Quando la marea sale, si mettono in azione eliche trasversali intubate che fanno ruotare di 90 gradi e affondare le navi-porta. Il sistema, che è modulare perché consente chiusure parziali a seconda dei livelli di marea, entra in esercizio in 15 minuti.
Una volta chiuse le bocche di porto, le eliche trasversali che consentono di posizionare le navi-porta sono utilizzabili per ridurre di 6 millimetri all'ora il livello dell'acqua in Laguna, pompando fuori ciascuna 30 metri cubi al secondo.
Secondo Pirazzoli nel novembre del '66 il livello in Laguna crebbe di 7 millimetri all'ora solo per effetto della pioggia, giungendo a 194 cm; col Mo.S.E. in azione per il problema dei traferri (cioè la distanza tra le paratoie, che è notevole, 15 cm) si sarebbero superati i 110 cm, con Arca e le eliche in azione solo i 60 cm. Se il mare fosse cresciuto di un ulteriore mezzo metro con il Mo.S.E. si sarebbero toccati i 170 cm, con Arca i 110.
Il sistema ARCA, contrariamente al Mo.S.E., ubbidisce ai dettati della Legge Speciale, in quanto è sperimentale, graduale, reversibile, può esser realizzato in due anni a fronte degli 8 necessari al Mo.S.E. e costa sette volte meno del Mo.S.E. (450 milioni di euro contro 3440,74 milioni).
PARATOIA A GRAVITA’
Consta, come il Mo.S.E., di un sistema formato da paratoie alloggiate sui fondali delle bocche di porto, zavorrate all'interno, che all'occorrenza, svuotate dall'acqua mediante immissione di aria compressa, si sollevano per chiudere il bacino lagunare.
La Paratoia a gravità si differenzia dal Mo.S.E. sostanzialmente nel principio di funzionamento, cioè nel verso di apertura: mentre il Mo.S.E. emerge controcorrente, il sistema di azionamento della Paratoia a gravità è nel senso della marea. Vale a dire è necessaria una forza modesta per azionare la paratoia, ad alzarla e a mantenerla sollevata ci pensa la marea entrante. Solo una parte della Paratoia a gravità dunque è zavorrata con acqua e un piccola porzione, chiamata camera di manovra (50 metri cubi), deve essere svuotata per sollevarsi. Per mettersi in azione il Mo.S.E., che deve contrastare la marea entrante, ha bisogno invece di svuotare totalmente le paratoie, completamente riempite d'acqua (2 mila metri cubi).
Da ciò consegue che i tempi di manovra del Mo.S.E. sono ben più lunghi di quelli della Paratoia a gravità, con conseguente aumento nel numero e nella durata delle chiusure: ciò inciderà negativamente sull'economia del porto e sull’equilibrio del sistema lagunare. Per non parlare dei "falsi annunci": quando si prevede un'alta marea che poi non si verifica il Mo.S.E. deve comunque mettersi in azione, la Paratoia a gravità invece non esige un azionamento anticipato.
La Paratoia a gravità, tenuta in equilibrio idrostatico dalla marea entrante, non necessita di altri interventi e di grandi opere complementari di sottofondazione.
Il Mo.S.E. invece, per contrastare la spinta della marea entrante e mantenersi in equilibrio idrostatico, esige un continuo pompaggio di aria. Ciò richiede la costruzione di un tunnel sottomarino, percorribile da tecnici addetti, e una centrale elettrica da 10 mila megawatt. A sua volta per posizionare il tunnel nonché evitare cedimenti nelle fondazioni dell'intero sistema è necessario lo sbancamento dei fondali con l'escavo di 7 milioni di mc circa di limi (per alloggiare i quali si renderanno necessari altri imbonimenti della Laguna, peraltro vietati dalla Legge Speciale), la posa in opera di 12 mila pali in cemento, delle spalle di sostegno di enormi dimensioni, un'isola artificiale di 9 ettari e di altri 4,5 sommersi (con edifici, serbatoi e una ciminiera alta 20 metri) davanti al Bacan, la demolizione delle dighe foranee vincolate per legge. Ciò si traduce in costi molto più elevati, anche in termini di consumo di territorio e aree vincolate (i cantieri per la costruzione dei cassoni di fondazione sono ubicati a Pellestrina in area SIC, naturalisticamente protetta), senza contare gli oneri di manutenzione delle opere subacquee di cui il Consorzio Venezia Nuova garantisce la gestione solo per tre anni (al pari di un elettrodomestico).
La seconda innovazione della Paratoia a gravità è il sistema di vincolo alla fondazione. Il Mo.S.E. è fissato alla base per mezzo di cerniere e connettori che consentono di scollegare la paratoia dalla struttura della base per operare la manutenzione. I connettori, cioè le componenti fondanti la fattibilità dell'intero sistema, mai utilizzati in precedenza, a tutt'oggi (maggio 2007) e a sei anni dall'approvazione del progetto e pur essendo già avviati i lavori e aperti i cantieri, sono ancora allo studio. La Paratoia a gravità, per la sua configurazione, consente di semplificare il vincolo tra la paratoia e le strutture di base e di eliminare i connettori, utilizzando componenti standard, già impiegati nell’ingegneria marina e offshore.
Il sistema della Paratoia a gravità inoltre, contrariamente al Mo.S.E., ubbidisce ai dettati della Legge Speciale, in quanto è sperimentale, graduale, reversibile, può esser realizzato in due anni e non in 8 come il Mo.S.E. e costa sette volte meno del Mo.S.E. (400/753 milioni di euro contro 3440,74 milioni).
Conclusioni
I tre progetti giudicati migliori dalla Commissione scientifica istituita dal Comune di Venezia ubbidiscono, contrariamente al Mo.S.E., ai dettati della Legge Speciale essendo sperimentali, graduali, reversibili. C'è da ricordare tuttavia che la Legge disponeva il prioritario riequilibrio idrologico della Laguna, e solo nel caso si fosse rivelato insufficiente prescriveva la chiusura delle bocche di porto. Studi recenti del CNR hanno confermato la possibilità di abbattere i picchi di marea di ben 29 cm aprendo le valli da pesca e rialzando i fondali delle bocche di porto: interventi disposti sin dal 1975 dalla Legge Speciale e colpevolmente mai attuati.
Per saperne di più:
http://www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/.