Istituzioni
Il Parlamento ha dichiarato "la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna problema di preminente interesse nazionale" (legge 171/1973). Il governo nazionale è il massimo responsabile per le opere di salvaguardia.
Due istituzioni hanno ruoli centrali in materia.
Il Magistrato alle Acque - Ufficio del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha competenza sulla salvaguardia della Laguna di Venezia. Questo ufficio, nato nel secolo XV, è stato rifondato nel 1907 soprattutto per la difesa dei territori veneti dalle esondazioni provocate dai fiumi e per la difesa dell'ambiente lagunare.
Il Comitato governativo interministeriale - L’indirizzo, il coordinamento ed il controllo della globalità delle attività per la salvaguardia di Venezia sono esercitati (in base alla l. 798/1984) da un Comitato governativo interministeriale, anche con rappresentati locali, solitamente definito "il Comitatone".
Con la legge 798 del 1984, il governo era autorizzato (anche in deroga ad altre disposizioni) ad assegnare le opere di salvaguardia in "concessione unitaria" tramite trattativa privata a società, imprese, cooperative o consorzi. Di fatto questo ha comportato la cessione al Consorzio Venezia Nuova, costituito nel 1982 e che unisce alcune delle maggiori imprese italiane di costruzione, di un vero monopolio di fatto su studio, progettazione, esecuzione e sperimentazione di opere di salvaguardia. Questa concessione unica è stata abrogata nel 1995 (l. 206/1995) — ma de facto continua.
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Il risultato: una gestione povera
La situazione creatasi ha drasticamente indebolito il ruolo delle istituzioni pubbliche, con una sostanziale rinuncia da parte dello Stato alla effettiva gestione della salvaguardia. Infatti, gli ultimi 20 anni hanno visto un progressivo impoverimento delle attribuzioni tecniche del Magistrato alle Acque, che si è trasformato in un organo più contabile che tecnico.
Le competenze tecniche sono state via via trasferite al Consorzio Venezia Nuova, unico depositario degli studi commissionati e finanziati (e solo parzialmente pubblicati) con i fondi nazionali della legislazione speciale per Venezia.
Il regime di "concessionario unico" per la realizzazione non solo di progetti e di opere ma anche per la conduzione degli studi preliminari ha, fra l'altro, comportato la mancanza di un serio dibattito tecnico, che può nascere solo dal confronto pubblico di idee in un regime di libera concorrenza. In particolare, le alternative alla chiusura delle bocche di porto, ed al cosiddetto progetto "MoSE" del Consorzio, sono stati presi in scarsa considerazione.
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Nostro ricorso europeo
Italia Nostra, e in prima linea la sezione di Venezia, si è opposta da sempre alla designazione di un "concessionario unico".
Dopo anni di appelli, la sezione di Venezia nel gennaio 1998 ha organizzato un incontro di studio nel quale si sono analizzati i problemi giuridici legati alla "concessione unica" ed al monopolio di fatto con essa creato. Il parere dei noti e qualificatissimi esperti che hanno partecipato ai lavori, individuava nel regime giuridico esistente una palese violazione del diritto comunitario:
- per i principi di libera concorrenza, alla base dei trattati dell’Unione europea;
- in particolare, per quanto riguarda le procedure e l’aggiudicazione di appalti di lavori pubblici.
Poiché il sistema di "concessionario unico" e la mancanza di libera concorrenza, anche nella fase di studio, può condizionare la qualità delle soluzioni adottate rendendo meno efficace la salvaguardia, Italia Nostra ha presentato nel luglio del 1998 un ricorso alla Commissione europea. L’esposto è stato accolto, e nei confronti del governo italiano è stata aperta una procedura di infrazione alle direttive europee.
Dopo una fase interlocutoria durante la quale erano di fatto accolte le valutazioni espresse da Italia Nostra, la Commissione europea purtroppo ha scelto di risolvere la situazione a livello politico e, con un compromesso che lascia perplessi, nel 2002 ha chiuso la procedura. Pur riconoscendo la complessità della questione e ammettendo di non avere raggiunto certezze in materia, ha riconosciuto le eccezioni di Italia Nostra cercando di risolvere la illegittimità di una situazione di monopolio di fatto. Si è deciso che il Consorzio si impegni a dare in subappalto una parte dei futuri lavori, tramite gara pubblica organizzata dal Consorzio stesso (giugno 2002- atto aggiuntivo alla Convenzione del 1991 tra MAV e CVN), e, secondo il governo italiano, ciò permetterebbe di superare gli ostacoli segnalati da Italia Nostra. I lavori alle bocche di porto (MoSE) vengono peraltro lasciati alla piena gestione del Consorzio Venezia Nuova, che dunque continua ad essere il concessionario degli interventi più delicati per la salvaguardia della laguna.
Se questo compromesso politico da una parte attesta la fondatezza del nostro ricorso, dall’altra appare del tutto insufficiente a sciogliere il nodo costituito dal permanere di un regime di monopolio di idee, studi, progettazione e realizzazione di opere.
Venezia e la sua laguna sono un patrimonio nazionale e mondiale — insieme, sono uno dei siti inseriti nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. La Sezione di Venezia continua ad opporsi alla concessione unica, e continua a lavorare per una buona gestione della salvaguardia di questo patrimonio tanto straordinario quanto delicato.
PER SAPERNE DI PIU:
Le relazioni dell'incontro di studio di gennaio 1998:
Le imprese del Consorzio
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