Appunto di lavoro per la riunione dei Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia    -    25 ottobre 2007

 

 

L’annuale riunione dei Comitati privati internazionali si presenta come opportuna occasione per affrontare un problema che – a parere della sezione veneziana di Italia Nostra – diventa sempre più urgente. In considerazione delle crescenti difficoltà che la salvaguardia di Venezia e della sua laguna propone, sembra necessario ripensare il ruolo che i Comitati possono e debbono ancora svolgere. In questa prospettiva è fondamentale prendere atto di quanto profondamente siano cambiate le situazioni rispetto agli anni in cui i Comitati hanno cominciato ad operare.

            Dopo l’alluvione del 1966 fu necessario porre anzitutto concreto rimedio ai danni materiali che si erano prodotti; occorreva, insieme, spiegare al mondo la fragilità della città e la necessità di un impegno internazionale per la sua tutela. L’intuizione di sir Ashley Clarke, subito raccolta da quanti nei diversi paesi sentirono l’importanza del problema, continua ad essere estremamente attuale, ma la sua attualità consiste proprio nella possibilità di adattarsi a condizioni che mutano.

            Oggi, rispetto al passato, i pericoli e i bisogni per Venezia sono decisamente diversi e s’impongono modalità di intervento adeguate ai tempi. A lungo gli interventi di restauro e di conservazione messi in essere da parte dei Comitati privati sono stati di grande rilievo per la concreta tutela delle testimonianze dell’arte e della civiltà veneziana. Nel contempo sono stati esempio e stimolo per un impegno che spesso appariva insufficiente da parte delle autorità e delle istituzioni che come proprio compito avevano quello della salvaguardia.

            Tutto questo fa parte del passato. Il dovere alla tutela del patrimonio artistico di Venezia è un dato acquisito (anche se troppo spesso non adeguatamente sostenuto). I capitali impegnati sono ormai notevolissimi. Gli stessi interventi finanziari di privati compiuti senza passare attraverso i Comitati o l’Unesco sono ingentissimi. Tutto questo pone un primo problema: che peso hanno ancora gli interventi dei Comitati in questo ambito? Difficile negare che la loro posizione non ha più l’evidenza di un tempo e rischia di passare inosservata.

            Una seconda indispensabile considerazione riguarda i nuovi pericoli che incombono su Venezia e la laguna. Mentre le strutture materiali della città sono in condizioni migliori del passato, stanno venendo drammaticamente meno i caratteri propri della città che vive. Lo si vede concretamente nell’espulsione in atto dei residenti, oggi ridotti a meno di 60.000, con un’età media sempre più alta. Lo si vede pure nelle condizioni di vivibilità sempre più difficili e onerose. L’economia si sta avviando verso una monocultura interessata soprattutto a sfruttare le risorse del turismo nel modo più banale e incolto. Nessun vero progetto di salvaguardia della città come organismo vivente e non soltanto come contenitore sta prendendo corpo. La sua gestione complessiva si trova a inseguire quello che accade senza capacità reali di efficaci scelte e programmi.

            La formula vincente è sempre più quella di Venezia-Disneyland o, se si preferisce, di Venezia come palcoscenico da vendere, affittare, comprare indipendentemente dal suo valore culturale e dalle sue irripetibili e delicatissime caratteristiche. Ma non occorre insistere nell’analisi della situazione sicuramente evidente in un ambito quale quello dei Comitati internazionali.

            Tutto questo secondo Italia Nostra – e lo si è indicato più volte – impone un ripensamento pacato ma deciso su cosa si vuole salvaguardare. Quale è la Venezia che si intende difendere? A fianco degli impegni tradizionali quali sono quelli nuovi, pensabili per i Comitati? Che posizione si può o vuole assumere a fronte dei problemi sopra evidenziati? Che scelte sono ipotizzabili pensando a una città che vive e non a una entità magari splendida ma mummificata nella sua bellezza e senza più sangue nelle vene?

            Italia Nostra è convinta che i meriti acquisiti negli anni dai Comitati, insieme alla loro capacità di intervento a livello internazionale, possano essere uno strumento fondamentale anzitutto per far capire al mondo, oggi, che il problema di Venezia non è più tanto nei suoi monumenti o nei restauri (che comunque devono continuare con sempre maggiore impegno), ma è piuttosto quello del suo sopravvivere come città con una fisiologia fragilissima, con una qualità che le può essere garantita soltanto dalla sua eccezionale capacità di essere insieme città, museo, luogo di vivere quotidiano, scenario inimitabile ed altro ancora.

            Un impegno di questo genere non sarebbe certo una novità assoluta per i Comitati. Si pensi (ma è soltanto un esempio) al ruolo fondamentale che sotto la presidenza di Alvise Zorzi essi hanno avuto nell’evitare che Venezia diventasse sede di Expo 2000: un risultato che conta più di ogni eccezionale restauro! Vale la pena ragionare se non sia proprio in scelte del genere il vero e decisivo futuro dei Comitati.

            In sintesi: tenuto conto dei drammatici problemi che stanno spegnendo i caratteri peculiari della vita e delle cultura veneziana, Italia Nostra propone che nel prossimo anno l’Associazione dei Comitati internazionali, indipendentemente dagli assetti organizzativi che vorrà darsi e a fianco degli impegni tradizionali, esamini attentamente la gravissima condizione generale della città e valuti quali nuovi impegni per la sua complessiva tutela l’Associazione stessa può e intende affrontare, facendosi interprete in prima persona della necessità di imporre una nuova ottica nell’affrontare il problemi sempre più gravi della città e della laguna con cui vive in straordinaria simbiosi.

 

 

Venezia, 25 ottobre 2007

 

Il Consiglio Direttivo di

ITALIA   NOSTRA – Sezione di Venezia