Roma, 21 gennaio 2008

 

All’On. Sig.

Ministro per l’Ambiente

On. Alfonso Pecoraro Scanio

Via Cristoforo Colombo, n. 44

00147 - Roma (Italia)

 

 

Oggetto: fanghi nocivi, discariche e salvaguardia di Venezia.

 

 

Onorevole Signor Ministro,

                        Italia Nostra deve denunciare una volta ancora gli interventi a danno delle aree di gronda lagunare veneziana, preziose dal punto di vista storico e ambientale. Ci si riferisce, nel caso specifico, alla trasformazione di luoghi limitrofi a Porto Marghera in discariche di rifiuti e materiali nocivi, a dispetto delle norme italiane ed europee tese ad evitare possibili disastri. Singolare è poi il fatto che tali interventi vengano proposti ragionando di messa in sicurezza, bonifica e recupero.

                        È straordinariamente grave che una situazione del genere possa interessare persino la fascia di territorio posta lungo l’antica foce del Naviglio Brenta, identificata dal Piano d’Area regionale (PALAV), vigente dal 1995, come “ambito di riqualificazione ambientale”, per cui si prescrivono “adeguate soluzioni per rimuovere le situazioni di degrado paesaggistico–ambientale”, con interventi idonei alla “fruizione ricreativo-culturale dei luoghi” con “attrezzature pubbliche di servizio a raso adeguatamente alberate”. Si tratta di ciò che da anni la popolazione di Malcontenta attende in vista della riqualificazione dei luoghi più a ridosso dell’abitato (con risanamento della ex discarica a nord e spostamento dell’impianto S. Marco).

                        Nonostante ciò, a quanto risulta, il Commissario per lo scavo dei canali portuali (che paradossalmente è anche il responsabile del settore ambiente della Regione Veneto e presidente della Commissione di Salvaguardia), in accordo con Regione, Provincia e Comune, intende collocare proprio nella fascia lungo il Naviglio Brenta una quantità enorme di fanghi scavati nei canali lagunari pesantemente inquinati.

                        Si prevede il collocamento di 2.500.000 mc di fanghi “oltre colonna C” su una superficie “di oltre 60 ha”, con la previsione di una sezione tipo di altezza massima di 14,5 metri e una altezza media di conferimento dei fanghi di 8 metri, per un totale volumetrico di circa 4.800.000 mc.

                        In sostanza, il progetto avrebbe come esito la costruzione di una enorme discarica con la creazione di un terrapieno di fanghi “tossico nocivi” alto oltre 14 m per una lunghezza di 2 km lungo la fascia terminale del naviglio Brenta. Non mancano poi gli aspetti sottilmente mistificatori nel momento in cui la grande discarica verrebbe trasformata in un “parco lineare”, nel nome del recupero paesaggistico-ambientale!

                        Va altresì segnalato come si debba urgentemente uscire dalla logica di un commissariamento per i fanghi che consente di non tenere conto della normativa nazionale ed europea. Il mantenimento dichiarato di condizioni di emergenza (che sole possono legittimare situazioni del genere) appare ormai in offensivo contrasto con le più elementari norme di buon governo e corretta gestione non soltanto dell’ambito lagunare. Si auspica che al più presto si torni a condizioni di normalità. Si chiede altresì che si voglia anche per questa via scongiurare (dopo la purtroppo già avvenuta creazione e il raddoppio dell’isola-discarica delle Trezze in laguna) un ulteriore pericolosissimo deposito di rifiuti tossico-nocivi in gronda lagunare - a ridosso di un centro abitato - magari facendolo passare per provvisorio in attesa di futuri trattamenti!

                        Il recupero dell’ordinaria legittimità senza copertura di emergenze senza fine potrà finalmente impedire operazioni non consone alle vere esigenze delle comunità e dei luoghi. Contando su un positivo riscontro e su un immediato, concreto intervento in linea con il buon governo dell’ambiente, si porgono i saluti più distinti.

 

Giovanni Losavio

presidente di Italia Nostra