COMUNICATO
Porto Marghera per decenni ha devastato il territorio limitrofo scaricandovi i propri rifiuti e trasformando in discariche anche le aree della gronda lagunare più preziose dal punto di vista storico, ambientale e paesaggistico.
Negli ultimi decenni però la consapevolezza culturale e le norme europee e italiane hanno portato ad un blocco di questi disastri e ad avviare le prime operazioni di messa in sicurezza, bonifica e recupero.
In particolare la fascia territoriale lungo l’antica foce del Naviglio Brenta, nel Piano d’Area regionale (PALAV) vigente dal 1995, è identificata come “ambito di riqualificazione ambientale” per il quale si prescrive “il recupero del potenziale naturalistico-ambientale, la formazione di nuclei di vegetazione arboreo-arbustivi e l’impianto di specie autoctone o naturalizzate ad integrazione di quelle esistenti con adeguate soluzioni per rimuovere le situazioni di degrado paesaggistico- ambientale e soluzioni adeguate per consentire la fruizione ricreativo-culturale dei luoghi; sono consentite attrezzature pubbliche di servizio a raso adeguatamente alberate”.
Da anni alla popolazione di Malcontenta sono stati promessi e programmati la riqualificazione delle aree più a ridosso dell’abitato (risanamento ex discarica a nord, spostamento dell’impianto S. Marco).
Ora però il Commissario per lo scavo dei canali portuali, che è anche il responsabile del settore ambiente della Regione e presidente della Commissione di Salvaguardia, con l’avallo di Regione, Provincia e Comune, progetta di collocare, proprio nella fascia lungo il naviglio Brenta, una quantità enorme di fanghi scavati nei canali lagunari ed estremamente inquinati (1,5-2,0 milioni di mc).
Sembra assurdo, ma nel 2007 per risparmiare la spesa di riporto dei fanghi in una discarica specializzata si vuol costruire una enorme discarica in altezza creando un muraglione-terrapieno di fanghi “tossico nocivi” alto 14 m per una lunghezza di oltre 2 km lungo la fascia terminale del naviglio Brenta verso Fusina. Anziché risanare i disastri già esistenti realizzati quando consapevolezza, controlli e norme mancavano, oggi se ne vogliono realizzare di molto più gravi.
Tutto ciò è assurdo: per risparmiare si propone lo stravolgimento delle normative europee e italiane acquisite con decenni di impegno proprio da parte di chi dovrebbe rispettarle e farle applicare, usando i poteri straordinari di un Commissario che consentono di fare strame di ogni norma proprio in aree di gronda e di foce già da riqualificare perché di altissimo interesse storico e paesaggistico.
Oltre a tutto in nome di una emergenza che non esiste dato che il porto – nella condizione attuale - scoppia di salute: tripli turni, imprese interinali, navi in rada in attesa che si liberino le banchine.
Limitando gli scavi dei canali ad una profondità di 10,30 anziché 11,00 metri si può ridurre la quantità di fanghi da scavare di 1.300.000 mc e in particolare quelli tossici- nocivi di 300.000 mc.: l’Autorità Portuale nel 2003 si era impegnata a non superare per le navi i 10 m di pescaggio in attesa dell’obbligatorio adeguamento del Piano Regolatore Portuale al PALAV dove stabilire definitivamente le profondità possibili ed adeguate di tutti i canali portuali.
Invece di presentare questo enorme muraglione di fanghi tossico nocivi, alto 14 m e lungo 2 km, come un “parco lineare”, si portino i fanghi in una discarica regolare come obbligano leggi europee e nazionali a tutela dell’ambiente e delle popolazioni. Non è possibile presentare questo intervento come condizione per realizzare i risanamenti a ridosso dell’abitato di Malcontenta su cui ci si è impegnati da anni e anni: si creerebbe un disastro maggiore di quello esistente millantando, per di più, che in futuro (quando? la prossima generazione ?) ci potrà essere un recupero paesaggistico-ambientale. Dopo il raddoppio dell’isola-discarica delle Trezze in laguna, un’ulteriore pericolosissima discarica di rifiuti tossico nocivi in gronda lagunare ed a ridosso di un centro abitato è illegittimo ed intollerabile.
Italia Nostra, WWF, LIPU, Ecoistituto del Veneto