Nell’articolo Alternative al MoSE scordando New Orleans, apparso il 30 gennaio, Mario Pirani sostiene che il MoSE sia “per generale indicazione di tanti esperti” la soluzione “tecnicamente preferibile”.
La sezione veneziana di Italia Nostra vuole ricordare che il MoSE ha già subito la bocciatura da parte della Commissione nazionale VIA, il cui parere negativo rimane valido: il TAR nel 2000 ha infatti annullato per vizi di forma soltanto il decreto interministeriale attuativo.
Inoltre dal mondo scientifico e universitario negli ultimi anni si sono prodotti fondamentali studi (ad esempio Umgiesser CNR Italia e Pirazzoli CNRS Francia) che dimostrano inequivocabilmente come alcuni interventi già ritenuti necessari dalla legge speciale del 1973 (e mai attuati forse perchè relativamente poco costosi) affiancati da altri di concezione molto più moderna del MoSE, possano ridurre i picchi di marea di ben 22-27 cm, mettendo al riparo la città dalle maree medio-alte, in attesa di conoscere la reale portata dei cambiamenti climatici, ritenuti inevitabili dalla comunità scientifica, e di approntare nuove tecnologie capaci di affrontarli. Infatti, se tali previsioni di cambiamenti, peraltro universalmente accettate, si avverassero, comporterebbero un innalzamento del livello del mare di entità tale da rendere obsoleto anche il Mose nel giro di pochi decenni.
Pirani sostiene che i progetti alternativi non sono paragonabili allo stato di definizione progettuale del MoSE (nemmeno del MoSE tuttavia esiste un progetto esecutivo completo): ciò corrisponde al vero, se non altro essendo di concezione infinitamente più recente (e dunque più moderna) e non avendo essi avuto il tempo necessario né goduto di finanziamenti pubblici indispensabili per un loro sviluppo di dettaglio. Inoltre è da ricordare che il Consorzio privato che molti anni or sono progettò il MoSE opera di fatto in regime di sostanziale monopolio: da solo studia, progetta e realizza opere per la salvaguardia di Venezia in qualità di concessionario unico del Magistrato alle acque.
E’ ancora da ricordare che nel 2005 il MoSE sarebbe entrato in attività una volta soltanto, a riprova della sua sostanziale inutilità (eccettuati i ritorni elettorali: non per nulla il progetto è compreso negli spot televisivi del governo). Purtroppo però non di sola inutilità si tratta: con i suoi 8.000.000 mc di cemento, 12.000 pali di cemento, 5.960 palancole di acciaio, un’isola artificiale di 9 ettari con ciminiera annessa, etc., il MoSE potrà forse (come è parere diffuso) arricchire molti ma si teme che condanni irrevocabilmente Venezia e i nostri posteri a tenersi nei secoli un progetto già oggi vecchio di 21 anni, irreversibile, tecnicamente molto complesso e costosissimo e che non può garantire certezze rispetto alle incognite di un paventato, generale rialzo marino.
Venezia, 12 febbraio 2006
Italia
Nostra
Sezione
di Venezia