Riflessioni sul nucleare
Alvise
Benedetti
Qualche
mese fa, la rivista della Società di Chimica Americana, Chemical &
Engineering News (May 5th, 2008) , riportava l’articolo di fondo dal titolo “
Trattamento delle Scorie Nucleari- Un problema per i millenni” a cui veniva dedicata
anche la copertina. Questa società, che conta
migliaia di soci in vari paesi, e tra le cui fila ci sono diversi premi Nobel,
tratta temi scientifici e tecnologici e
cerca di farlo nel modo più asettico e obiettivo possibile. Può essere
perciò molto interessante conoscere come si cerca di trattare la complessità di
un tale problema in un paese “di riferimento” per quanto concerne la scienza e la
tecnologia.
L’articolo,
prendendo lo
spunto dalla possibile costruzione del
sito di stoccaggio per scorie nucleari nel Nevada, di cui negli Stati Uniti si
discute ormai da decine d’anni, riporta
le opinioni di alcuni importanti autorità nel campo dell’energia nucleare su alcuni problemi tecnologici, etici e sociali
ad esso associati. Ovviamente non è mia
intenzione sostituirmi agli autori, invito
quindi coloro che possono essere interessati a leggere l’articolo. Ritengo tuttavia importante riportare alcuni dei temi
dibattuti.
Si sottolinea, per esempio, la difficoltà di redigere delle normative e di stabilire
degli standard legati alla salute umana dato che si
tratta di sistemi la cui nocività ha un tempo di vita superiore di migliaia di
anni a quello di diverse generazioni umane. Si discute sul problema della
tenuta dei recipienti che dovranno contenere le scorie. Questi, una volta stipati insieme in
luoghi non adatti, potrebbero dare origine ad ambienti molto aggressivi e
capaci di danneggiarli e quindi di farne uscire il contenuto. Ci si chiede se abbia
un senso tener
conto dell’impatto di tali rifiuti sulle generazioni future e sul possibile utilizzo di questi siti, fra
qualche centinaio d’anni, come miniere di risorse preziose. Si propone l’opportunità di stoccare tali scorie
nei siti di produzione. Ci si interroga se sia utile che per 50 anni di energia si producano
rifiuti che dureranno 500.000 anni. Si ritiene infine necessario coinvolgere
quei cittadini che dovranno in qualche modo sobbarcarsi la convivenza con gli impianti di
stoccaggio.
L’articolo
si chiude con una considerazione che riassume un po’ tutta la
discussione e cioè che “… Nonostante 60 anni di studio e di dibattito, gli
Stati Uniti sono lontani da una soluzione per allocare le scorie nucleari”. Detto
in un modo molto semplice: non esiste alcuna certezza su come gestire tali
rifiuti, o meglio al momento la tecnologia ha solo risposte parziali, ma non “la
risposta” per
questa questione. Da questa conclusione ne consegue che persone, aziende, istituzioni che sottostimino
la difficoltà del trattamento di tali
scorie non hanno o non vogliono avere gli elementi sufficienti per una corretta
visione del problema.
Ecco
allora che da questo problema “ tecnologico”, che al momento è molto complesso,
ne deriva subito un altro, che con un gioco di parole potremmo
chiamare il vero problema del problema: la
politica deve farsi carico di scelte che, tenendo conto del contingente, sappiano
prefigurare scenari futuri, ovvero, la
politica deve saper gestire problemi tecnologici, che possono avere diverse
soluzioni, e decidere di conseguenza. Si
devono prendere, e in fretta, delle decisioni sullo smaltimento dei rifiuti,
sulla gestione delle risorse energetiche, idriche e alimentari e il tutto sotto
la spinta di un incalzante incremento demografico e di
una forte aspettativa dei singoli individui di un livello di vita migliore.
Intanto,
mentre gli USA sembrano
molto cauti, il nostro nuovo Governo è intenzionato a ripartire col nucleare. Al
momento del piano energetico generale del nostro paese ci è
dato di conoscere solo che si faranno 10 centrali nucleari.